Tu camino va a Santiago: y tu… dónde vas?

Come da sempre accade nella mia vita, le cose non arrivano mai <<per caso>> (anche se queste considerazioni spesso mi diventano più chiare DOPO piuttosto che nel momento in cui sto vivendo i fatti)… ma in questo periodo, durante il quale la mia attenzione è particolarmente mirata alla crescita della mia consapevolezza, credo di essere pienamente cosciente di quanto mi sta accadendo.

Il CAMINO

Il Cammino francese (intendo il Cammino di Santiago de Compostela, of course; la foto qui sopra non è mia, ma tratta da qui) è tornato prepotentemente nella mia vita. Premetto di non averlo ancora mai affrontato, ma alcuni anni fa (… erano 10? …forse 13?… o anche qualcuno in più?!) dopo aver vissuto un periodo di gravi problemi di salute (durante il quale la mia vita era stata ri voltata come un calzino) i primi segnali da parte del Cammino erano cominciati ad arrivare, anche in modo piuttosto insistente.

Da allora ho letto, studiato, visto, ammirata e sognato molto su questo lungo percorso, metafora eccellente della vita che quotidianamente viviamo, tanto che se chiudo gli occhi e… immagino, mi pare quasi di averlo già percorso (forse, in altre vite?). So per certo, comunque, che la scelta non è “personale” nel senso che è il Cammino che viene da te, mai il contrario.

Da alcune settimane il suo richiamo è ripreso forte e chiaro. Ma questa volta è diverso. Stavolta è davvero diverso! Adesso ho deciso che tra poco più di 365 giorni (a maggio 2015 partirò da Roncisvalle) io sarò sulla strada verso Santiago! A qualcuno tutto questo tempo potrà sembrare tanto, estremo, esagerato. Per me invece è giusto così. Non ho mai avuto fretta di fare le cose nella vita, men che meno di vivere le “mie avventure”, soprattutto questa che dovrebbe proprio insegnarci maggiormente ad assaporare la lentezza dello spostarsi a piedi, piuttosto che la fretta di raggiungere la meta! Come dico sempre in varie occasioni “io mi godo il viaggio“!

Ovviamente le paure che si affollano nella mente sono già molte (…quella di non farcela, in primis) ma allo stesso tempo, il desiderio di mettere alla prova il mio stato fisico, ma soprattutto quello mentale – psicologico – emotivo è una sensazione vivida che voglio attuare. Mi vengono in mente soprattutto i 200 km delle Mesetas dove è praticamente normale camminare per chilometri e chilometri avendo per compagna solo la propria mente e le sue elucubrazioni (… che magnifica occasione di meditazione!!!). Penso anche agli impedimenti che potrebbe crearmi il mio stato di salute (sempre “precario nel suo equilibrio disallineato”) ma sono certa che gli angeli, che  da sempre mi sono accanto, guideranno ogni mio passo aiutandomi nei momenti difficili.

A metà marzo ho scritto alla Confraternita di San Jacopo di Compostella per richiedere la Credenzial (è il documento che comproverà, attraverso l’applicazioni di moltissimi timbri durante la soste, che questo pellegrinaggio sia stato effettivamente svolto) che mi permetterà poi di ottenere la Compostela, rilasciata dall’Officina del Peregrino presso Santiago, dietro presentazione della credenzial. Dopo neppure due giorni di attesa era già nelle mie mani, segno evidente che ADESSO il tempo è giusto!

Cammino di SantiagoUna mia cara amica mi ha regalato una conchiglia, o cappasanta, raccolta a Finisterre nel 2011, al termine del suo primo cammino francese, omaggiandomi anche con una bellissima calamita del KM 0, ossia la tappa finale (Santiago).

Ebbene, dopo “tanto parlare del mio Cammino, è arrivato il momento di camminare le mie parole… ” come conferma Paolo Indemini nel suo libro Il Cammino di Santiago de Compostela. Così anche io potrò chiedermi: “Tu camino va a Santiago: y tu… dónde vas?” Buen Camino a te e… ULTREYA!

Namastè!